Il diabete non deve limitarvi!
Oggi incontriamo Laryssa! Una diagnosi di diabete e l’inizio della passione per lo sport.
Parlaci un po’ di te, chi è Laryssa?
Laryssa è una ragazza di 30 anni, testarda e determinata ma allo stesso tempo una persona molto sensibile. È una sognatrice innata, donna fuori ma bambina dentro.
Quando e com’é arrivato il diabete alla tua vita? Come sono stati i tuoi primi passi in questo nuovo mondo?
Il diabete è entrato nella mia vita all’età di 8 anni e come spesso succede nella vita di un diabetico, senza preavviso. Di diabete già qualcosa ne sapevo perché entrambe le mie nonne erano diabetiche ma tutte e due prendevano farmaci per tenerlo a bada.
Nonostante la mia giovane età, la notizia di questa malattia non mi aveva spaventata e ho affrontato tutto con la spensieratezza che contraddistingue quell’età.
Cosa ti piacerebbe modificare della vita con il diabete? E cosa ti ha insegnato questa vita con il diabete?
In questo momento non credo che ci sia qualcosa che vorrei modificare della vita con il diabete, perché la tecnologia e la medicina si sono evolute ed oggigiorno abbiamo strumenti a nostra disposizione che ci facilitano la convivenza con questa malattia.
In tutti questi anni il diabete mi ha insegnato a non arrendermi mai, ad essere più prudente e più organizzata.
Hai avuto qualche momento si stanchezza con il tuo diabete? Come lo hai risolto?
Certamente momenti di stanchezza ci sono come quando per esempio più sensori si staccano o smettono di funzionare all’improvviso. Oppure quando per motivi di lavoro ho cambiato città e ho dovuto cambiare di conseguenza centro antidiabetico e mi sono ritrovata una dottoressa assente, per niente empatica che mi ha lasciato in balia della mia sorte anche quando ho contratto il covid.
Io penso però che nella vita per tutto c’è una soluzione. Bisogna inizialmente capire bene il problema e dopo cercare di risolverlo. Per quanto riguarda i sensori ho cambiato più volte sito d’inserimento finché non ho trovato il posto ideale sia per quanto riguarda la loro durata sia per l‘ affidabilità della glicemia in confronto al capillare.
Invece per il problema del medico sono in procinto di cambiare centro.
A Beyond Type 1 siamo convinti dell’importanza di aumentare la consapevolezza sulla chetoacidosi diabetica. Ne hai mai avuto una? Se sì, come ha vissuto quel momento? Se no, pensi che sia importante aumentare la consapevolezza?
Purtroppo conosco molto bene la chetoacidosi diabetica. Ad agosto dell’anno scorso sono finita in pronto soccorso proprio per questo motivo. A causa di un malfunzionamento del microinfusore che non erogava l’insulina e del sensore che non era ben calibrato non me ne sono accorta della glicemia alta e purtroppo quando avevo capito quello che era successo, stavo già parecchio male e nonostante un po’ di esperienza accumulata in più di 20 anni di diabete non sono riuscita a gestire questo evento. La sensazione che ho avuto in quei momenti è stata di limitazione e impotenza oltre ad un attacco di panico. In quei attimi mi sono resa conto di quando io possa essere vulnerabile e fragile.
Ma oltre la chetoacidosi io personalmente vorrei che ogni diabetico prendesse coscienza di quanto un coma ipoglicemico possa essere altrettanto dannoso. A differenza della chetoacidosi dove generalmente le persone restano coscienti, nel coma ipoglicemico c’è urgente bisogno dell’intervento di terzi in un lasso di tempo molto breve per poter prevenire danni permanenti.
A me queste fanno molta più paura; forse perché durante questi 20 anni da diabetica ne sono andata incontro per ben 3 volte, di cui all’ultimo evento mi sono risvegliata dopo un paio di giorni. Oltre allo spavento recato alla famiglia, parenti ed amici, la cosa brutta al risveglio è stato lo stordimento ed il non ricordarsi avvenimenti avvenuti negli ultimi mesi.
Quindi il messaggio che voglio trasmettere è quello di non sottovalutare mai un ipoglicemia, di portare con se sempre dello zucchero, di prendersi il tempo per la sua risoluzione e non pensare al lavoro, all’appuntamento a cui potremmo ritardare, o all’autobus che non riusciremo a prendere in tempo perché la nostra salute e la nostra vita è più importante di qualsiasi altra cosa.
Oltre al diabete, cosa ci puoi raccontare della tua vita? Sei apassionata dello sport, vero?
Sono una persona appassionata allo sport. Questo passione è arrivata molto tempo dopo l’esordio del diabete, prima ero una persona molto sedentaria e pigra. Purtroppo un po’ a causa dell’età, del lavoro, delle circostanze, per alcuni anni ho gestito molto male il diabete, ma con l’avanzare dell’età ho capito che non sono invincibile e che il mio corpo merita un trattamento migliore. Così mi sono approcciata al mondo della palestra. Grazie agli allentamento ho capito che miglioravano anche le mie glicemie oltre che al mio corpo per non parlare di quanto fare sport libera anche la mente. Nella palestra ho trovato uno svago, un modo sano per scaricare tutte le tensioni accumulate durante la giornata, le frustrazioni e anche la rabbia.
Cosa ti piacerebbe che la societá sapesse sul diabete?
Vorrei che le persone fossero più buone ed empatiche. Spesso, attraverso i social ho visto che in molti si scandalizzano nel vedere una persona che fa l’insulina oppure esegue uno stick in pubblico. Le persone dovrebbero sapere e capire che la nostra vita dipende da questo farmaco.
Vorrei che la gente capisse che ogni diabetico conduce una battaglia giornaliera tra misurazioni di glicemia, calibrazioni del sensore, punture, gestione di ogni alimento che assumiamo, ipo ed iper ed in certi casi anche la gestione di qualche complicazione insorta a causa del diabete. Non auguro a nessuno una malattia come questa, ma tutti devono sapere che il diabete non bussa alla porta prima di entrare nella vita di qualcuno e non chiede il permesso, non guarda l’età, la provenienza sociale o il contro in banca… arriva e basta.
Cosa puoi dire a un/a giovane che é stato/a appena diagnosticato/a?
Per rispondere a questa domanda vorrei prima ritornare indietro nel tempo, nella Romania degli anni 2000. Come ho detto prima avevo 8 anni quando mi diagnosticarono il diabete. Il primo anno entravo ed uscivo dall’ ospedale un mese si ed uno no. Non ho mai risentito la pesantezza dei ricoveri perché in ospedale ero la piccolina del reparto (non esisteva una Diabetologia infantile).
Ma ricordo molto bene il fatto che gli stick si vedevano molto di rado, ogni misurazione della glicemia veniva fatta attraverso prelievo venoso; immaginatevi dopo una settimana di ricovero in che condizioni si trovavano le mie braccia e le mie mani dopo circa 6/8 prelievi giornalieri. Le punture dell’insulina non erano queste che adesso conosciamo, ma siringhe con aghi lunghissimi e parecchio spessi. Ancora non si sapeva niente di counting dei cho ed il piano alimentare era uno strazio.
Ai nuovi diagnosticati vorrei soltanto dire che nella disgrazia, sono anche molto fortunati perché oggigiorno la medicina e la tecnologia sono avanzate e la vita insieme al diabete rispetto ad anni fa è stata sicuramente migliorata e semplificata. Continuerà sempre ad essere ad essere una lotta giornaliera, ma cercate di tirarne fuori qualcosa di buono anche dalle situazioni brutte che la vita vi mette davanti. Ma soprattutto non mollate mai!
Dove possiamo trovarti nelle reti sociali?
Mi potete trovare sia su Facebook : Laryssa Piele ma anche su Instagram : laryssapiele / diabe_fitt e ricordatevi che il diabete non deve limitarvi! Con certe accortezze si può fare tutto!
Anche se nessuno si aspetta una diagnosi di diabete, esso può modellarci e darci nuove caratteristiche alla nostra personalità, che posso impattare positivamente nella nostra vita.




