Tutti possiamo essere d’ispirazione per altri che vivono con il diabete di tipo 1!
Il diabete e l’allenamento, un match perfetto!
Parlaci un po’ di te, chi è Erik?
Ciao Sono Erik ed ho 26 anni. Ho il diabete da quando avevo 13 anni, quindi da circa 13 anni. Amo allenarmi in palestra in quanto è la mia passione, quello che mi rende vivo.
E non nego il fatto che amo essere d’ispirazione per le persone che come me ne soffrono, nel mio picolo ovviamente.
Quando e com’é arrivato il diabete alla tua vita? Come sono stati i tuoi primi passi in questo nuovo mondo?
Il diabete è arrivato nel 2009, all’età di 13 anni. Mi è letteralmente crollato il mondo addosso, ero piccolo e la prima cosa a cui ho pensato era “sto per morire”. Perchè infondo a 13 anni, chi sa cos’è il diabete? Quasi nessuno. Sono stato ricoverato al San Raffaele di Milano, un’esperienza davvero difficile ma allo stesso tempo divertente. In quanto il personale era altamente qualificato nel far vivere tutto con quanta più leggerezza possibile.
Cosa ti piacerebbe modificare della vita con il diabete? E cosa ti ha insegnato questa vita con il diabete?
Del diabete cambierei solamente i picchi. Ovviamente ognuno di noi risponderebbe “non lo vorrei”, ma fino a quando non ci sarà una cura questo sappiamo che non sarà possibile. Dobbiamo quindi imparare a conviverci e a prendere tutto con positività.
Hai avuto qualche momento si stanchezza con il tuo diabete? Come lo hai risolto?
Come ognuno di noi si, ho avuto momenti di debolezza nel corso degli anni. Ma ogni volta che mi buttavo giù, mi tiravo su. Perchè sono una persona tenace e che non molla mai. Sono estremamente altruista ed empatico, quindi il mio “goal” nella vita è quello di aiutare le persone. Farle pesare meno i loro problemi. Specialmente chi come me ha questa patologia. Lo trovo gratificante e stimolante.
A Beyond Type 1 siamo convinti dell’importanza di aumentare la consapevolezza sulla chetoacidosi diabetica. Ne hai mai avuto una? Se sì, come ha vissuto quel momento? Se no, pensi che sia importante aumentare la consapevolezza?
Non ho mai avuto chetoacidosi diabetica se non all’esordio. Ma allo stesso modo, credo sia molto rilevante aumentare la consapevolezza di cosa comporta. Sopratutto come prevenirla, e nel caso come trattarla. In quanto non è facilmente gestibile in autonomia quando ce la si ritrova.
Oltre al diabete, cosa ci puoi raccontare della tua vita? Sei apassionato dello sport? Quale fai e come influisce nel tuo diabete?
Sono appassionato di palestra. Amo il mondo del fitness e del bodybuilding. E’ la mia vita, quello che mi rende vivo. Mi permette di mettermi alla prova ogni giorno, andando oltre i miei limiti. Mi aiuta molto nella gestione delle glicemie. Non banale, trovo che equilibri molto anche l’aspetto psicofisico. Da non sottovalutare, in quanto in situazioni di stress/ansia sappiamo che la glicemia tende a salire, o scendere, in determinati soggetti.
Cosa ti piacerebbe che la societá sapesse sul diabete?
Mi piacerebbe che la società divulgasse quante più informazioni sulla malattia e su come affrontarla. Specie agli esordi, momento più delicato per la gestione. Anche perchè spesso e volentieri l’esordio avviene in età pediatrica. Dove ci sono in gioco molti fattori, ormonali e sociali. Questo può portare l’individuo a chiudersi in se stesso e ad affrontare il mondo adolescenziale, che sappiamo che spesso e volentieri è pieno di pregiudizi e giudizi.
Dove possiamo trovarti nelle reti sociali?
Su Instagram mi chiamo erik_crotti, tendo a condividere prettamente contenuti relative al fitness e talvolta mostrando senza timore il sensore. In quanto ad oggi è una cosa normalissima e di cui non dobbiamo assolutamente vergognarci.




