Perché il viaggio continua! L’avventura di Francesco.
Quando il diabete diventa uno stimolo per continuare a raggiungere nuove sfide. Vi invitiamo a unirvi a Francesco in questo viaggio!
Ciao Francesco! Grazie mille per il tuo tempo! Puoi parlarci un po’ di te, quanti anni hai, da quanto tempo hai il diabete di tipo 1?
Mi chiamo Francesco Zazza, ho 47 anni da poco compiuti e sono diabetico Tipo 1 da quando avevo di 10 anni e celiaco da 6 anni. Sono sposato e ho un figlio anche lui diabetico tipo 1: ora ha 16 anni e ha avuto l’esordio a 2 anni. Sono un web designer; faccio parte del direttivo di un’associazione del Lazio che aiuta le famiglie e i bambini diabetici (ADIG Lazio) e collaboro attivamente con ANIAD, ma un o’ con tutte le associazioni e le persone che vogliono conoscere il diabete o che hanno bisogno di un aiuto per questa patologia.
Com’é arrivato il diabete alla tua vita? Come sono stati i tuoi primi passi in questo nuovo mondo?
Avevo 10 anni: giocavo a basket da 5 anni ormai e come ogni anno dovevo fare il certificato medico sportivo. In quell’occasione scoprirono il mio diabete, all’improvviso. In famiglia nessuno lo aveva avuto e io sono stato il primo. All’inizio (e quasi 40 anni fa) non è stato facile sia viverlo che gestirlo. Sono riuscito a “liberarmi” della difficoltà di mostrarlo apertamente quando è accaduto a mio figlio: è stato lui, con la sua semplicità e tranquillità di mostralo e parlarne apertamente a sbloccarmi.
E poi anche le migliori tecnologiche hanno fatto vivere meglio quello che un tempo era un peso (controlli glicemici e punture con le siringhe!)
Sei appassionato del ciclismo, come sei riuscito a combinare il diabete con lo sport e l’allenamento, che probabilmente comporta molto sforzo físico?
Mi sono avvicinato al ciclismo dopo un infortunio al ginocchio durante una partita di basket. Ma è stata una piacevole scoperta, anche se rispetto al basket è molto più faticoso 😊 Con il lavoro che faccio (sempre seduto davanti al computer) non è facile combinare gli allenamenti non solo a livello fisico, ma proprio a livello di gestione del diabete. Star molto tempo fermo e poi 2 volte a settimana fare sport (di solito concentrati nel weekend), fa si che il metabolismo non si adatti molto ai ritmi e quindi ogni volta è come ricominciare da capo. Però è importante perché ogni volta è una nuova esperienza e aiuta a conoscere meglio se stessi e il diabete. Fortunatamente in bici non si è quasi mai soli e stare con gli altri che conoscono i tuoi problemi e si preoccupano per te, aiuta a vivere meglio quelle 3-4 ore che passo a pedalare.
Hai avuto situazioni difficili da gestire, qualche ipoglicemia nel mezzo di una gara?
Le ipoglicemie sono sempre in agguato. Ad oggi, però, grazie ai sensori e microinfusori sono molto più gestibili. È importante avere dei piani di gestione sportiva e di alimentazione per capire al meglio quando e cosa mangiare e in questo mi faccio aiutare da una figura ad hoc che mi segue e mi da indicazioni. Certo, a volte pedalo con la paura di andare troppo basso e mangio più del dovuto, ma sono una di quelle persone che riesce a gestire meglio lo sforzo se viaggia su valori un po’ più alti del previsto. Fortunatamente ad oggi, nessuna situazione oltre i limiti: dico sempre che siamo in grado di fare tutto se usiamo la testa in ogni nostro gesto e attività!
Hai una preparazione precedente? Per esempio iniziare una gara di molti kilometri con un valore più alto di glucosio nel sangue, o qualcosa del genere?
Personalmente preferisco partire da valori di glicemia intorno a 200, anche qualcosina in più. Quindi (grazie al micro) sospendo la basale e gestisco l’alimentazione ad intervalli regolari con carboidrati complessi a medio assorbimento, salvo necessità di rapidi zuccheri. Una lunga pedalata di molte ore, comunque, la affronto con la dovuta calma e a velocità turistica: non sono un professionista ed ho imparato che uno sforzo eccessivo (in intensità e non in durata) mi porta ad avere molte più variazioni glicemiche in alto e in basso.
Usi qualche tipo di dispositivo, come una microinfusora, o un sensore? Se non usi, perché? E se usi, a cosa ti aiuta?
Come scritto si, uso microinfusore e sensore. Un sistema automatico che modula l’insulina. Mi aiuta per una migliore gestione quotidiana e per comodità di non dover portare troppe cose con me, anche se… sono molto testardo e spesso, anche se in automatico, non trovo corrette le sue decisioni e (nei limiti del possibile che permette il sistema) cambio le cose. Voglio continuare a sentirmi padrone del diabete che ha già condizionato la mia vita e non voglio che anche una “macchina” decida per me
Ti sei mai stufato del diabete? Come lo hai risolto?
Stufato? Beh a dire il vero no… a volte mi sono chiesto se avrei potuto fare qualcosa di diverso se non lo avessi avuto… ma mai fino a stancarmene. In un certo senso è stato anche un aiuto perché mi ha permesso di conoscere moltissime persone di ogni posto!!! Certo… però a pensarci bene, una volta me ne sono stancato e avrei voluto proprio non averlo: quando ha avuto l’esordio mio figlio…
Da quel giorno, ogni volta che vedo il suo sguardo o gesto per il diabete, beh allora avrei proprio voluto farne a meno… o almeno che lui non lo avesse…
Come ho risolto? Diciamo che proprio mio figlio è stato spesso la spinta energetica per andare avanti!
Cosa potresti dire a un bambino che vuole dedicarsi al ciclismo?
Di provare e non solo per diventare un professionista: la libertà di potersi spostare in luoghi sconosciuti, magai in mezzo alla natura, di raggiungere posti lontani, di sentirsi liberi con il vento in faccia… ecco di divertirsi soprattutto e prima di tutto, perché in bicicletta si trova sempre un amico, un’altra persona con cui condividere un percorso fantastico! E comunque di non aspettarsi solo divertimento: la bicicletta è fatica… tanta!!!
Sappiamo che hai in mente un progetto molto importante, raccontaci di cosa si tratta.
Il 6 maggio prenderò parte ad un progetto realizzato dalle associazioni “Ancora in Viaggio” e ANIAD per riprendere il viaggio di una Amico diabetico, Mauro Talini, che aveva iniziato il viaggio 9 anni fa, da Ushuaia e Prudhoe Bay, in solitaria per portare messaggi sul diabete, sulla solidarietà e sulla spiritualità. Purtroppo fu investito in Messico e non poté proseguire il viaggio: abbiamo organizzato delle staffette (2 ciclisti per 5 staffette) che percorreranno il restante percorso per portare avanti il suo messaggi, anche sulla sicurezza stradale. Io con un altro ragazzo diabetico, Alessio Fresco, in particolare, partiremo da San Francisco il 6 maggio per raggiungere Salt Lake City, passando per Sacramento e le montagne del Nevada, da soli, senza nessuno al seguito con le nostre biciclette gravel ed i nostri bagagli e con 2 compagni di viaggio in più: il diabete e Mauro.
Potete vedere il tutto su https://www.maurotalini.org/wp-content/uploads/2022/04/Project_Alaska_2022_REV-ULUSA.pdf
Qui invece quello che riguarda il percorso mio e di Alessio
Si può aiutare in qualche modo?
Beh sicuramente divulgando questo progetto! Poi se qualcuno volesse incontrarci o pedalare con noi su qualche tratta, ne saremmo ben felici!
Non abbiamo prenotato dove dormire o mangiare: magari anche qualche indicazione in più di quelle raccolte dall’Italia potrebbe aiutare, considerando che io (ahimè!) sono anche celiaco.
E poi sono state attivate delle raccolte fondi per la ricerca ma anche per un obiettivo solidale: https://www.maurotalini.org/obiettivo-solidale/
Hai qualche rete sociale sulla quale possiamo trovarti e seguirti?
Potete trovarmi su Facebook come Fra Martino
Su Instragram come framartino_t1d_
E potrete seguire il nostro percorso sulle pagine ufficiali di Ancora in Viaggio e ANIAD e di Alessio Fresco o su maurotalini.org o blog dove ci sarà il diario di viaggio.
Dal 20 aprile poi sarà attivo un tracklive per seguirci mentre pedaliamo.




